foco
foglio di controinformazione popolare

numero 6

Il Centro Popolare autogestito Firenze Sud

ritiene necessario prendere posizione su quanto i mass-media stanno comunicando riguardo al nostro Centro Sociale.
L'attività che ha contraddistinto la storia del CPA Fi-Sud dall'89 ad oggi si è sempre svolta all'insegna della crescita culturale e politica in città.
Il CPA Fi-Sud è, come tutti hanno potuto constatare in questi anni, un luogo aperto ed accessibile, dove è possibile sviluppare socialità attraverso cene, concerti, spettacoli teatrali, iniziative di solidarietà con le lotte di liberazione e dei lavoratori.
Il Cpa ha sempre rappresentato un punto di riferimento nel quartiere contro l'uso e lo spaccio dell'eroina, un luogo in cui le scelte e le decisioni vengono prese collettivamente e pubblicamente.
Questa è, ed è sempre stata, la nostra pratica politica.
Il CPA Fi Sud risponde, come ha sempre fatto, solo e soltanto per ciò che sceglie e decide collettivamente, e non può assumersi responsabilità su scelte soggettive ed individuali.
Dovremo considerare ogni tentativo di mettere in mezzo il CPA Fi Sud rispetto a fatti che non lo vedono coinvolto, da qualsiasi parte esso venga, come espressione della volontà di reprimere un'esperienza ancora viva e importante nella realtà dell'opposizione cittadina e nazionale, contro la guerra, le privatizzazioni, le speculazioni.
Siamo altresì consapevoli che il CPA non è la sola realtà che viene attaccata, e che questo si inserisce in un quadro che vede il sindacalismo di base, le organizzazioni e le lotte sindacali in genere, ed i movimenti subire il medesimo attacco.
Invitiamo tutti coloro che hanno conosciuto e sostenuto il CPA Fi Sud a rendere esplicita la propria solidarietà.


IRAK LIBERO

La resistenza del popolo irakeno si estende e si fa sempre più incisiva: manifestazioni di piazza, sommosse popolari, guerriglia. Ogni giorno sfida l'occupante con mille episodi diversi di rivolta.
Un popolo intero dice così, al mondo, qual è la sua volontà: fuori l'occupante!
Di cosa abbiamo ancora bisogno per capire che la legittimitą di quella lotta è inoppugnabile; che è una lotta di liberazione nazionale, di autodeterminazione di un popolo, senza se e senza ma?
Eppure i fatti sono stati chiari sin dal principio (a patto di avere gli occhi per vedere e la volontà per capire).
L'Irak viene invaso, dopo un ultimatum impresentabile, dagli anglo-americani con il supporto logistico di tutti i paesi della Nato (nessuno escluso). Dovrebbe avere tutto l'aspetto di una guerra di aggressione e di rapina (e un tempo si sarebbe chiamata così, in effetti) ma invece, seppur con qualche sussulto diplomatico, viene definita guerra preventiva per la difesa dell'umanità!
L'Irak avrebbe, infatti, terribili armi di distruzione di massa.
A tutt'oggi le uniche armi di distruzione di massa, certamente presenti in territorio irakeno, sono i missili all'uranio impoverito e le bombeda centinaia di chili sganciate dai B-52 dei liberatori.
Ma poco importa, la guerra è comunque giusta, a renderla tale c'è, infatti, la diabolica malvagità del cattivo di turno (non era stato così anche per quella, umanitaria, di Jugoslavia?).
La macchina della propaganda bellica è ben oliata, sono quindici anni che marcia dietro gli eserciti, decorando di buone ragioni la morte, l'occupazione militare, lo sfruttamento sociale ed economico (anche la Germania nazista diceva di attaccare in difesa della pace). Peccato che il popolo irakeno non ci stia e resista.

LAVORO

i lavoratori portano la COOP in tribunale
"ALTRO CHE AZIENDA ETICA, SONO SETTE ANNI CHE LAVORIAMO COME PRECARI"
La COOP sei tu: (senza offesa...). La situazione dei lavoratori presso COOP ITALIA (il reparto che si occupa del settore non alimentare COOP) ha ormai superato da tempo quella facciata di etica e buonismo che il colosso della grande distribuzione vuol far bere al cittadino medio, infarcendo di arcobaleni i loro templi del profitto e sventolando ai 4 venti presunte autocertificazioni mai riscontrate.
L'azienda si sviluppa in 5 magazzini dislocati tra Sesto Fiorentino e Prato; in 4 di questi la regola dominante è l'appalto e sub-appalto: sfruttando soprattutto la manodopera extracomunitaria, facilmente ricattabile per la loro necessità di lavoro pena il non rinnovo del permesso di soggiorno, con turni che raggiungono a volte 13 (TREDICI) ore consecutive.
Più di una volta sono comparsi cartelli con scritto: "OGGI OBBLIGATORIO 3 ORE DI STRAORDINARIO". Il tutto con l'assenso delle RSU che, di fronte a tali soprusi, seguono la linea nazionale dei loro leader, ovvero se ne fregano.
Anche a livello di sicurezza buonanotte: nel nome della produttività le uscite di sicurezza sono regolarmente ostruite da file di pancali; a volte si creano vere e proprie piramidi di pancali a formare impenetrabili muraglie.
Nel magazzino rimanente la logica dello sfruttamento è quella nella quale COOP è caposcuola indiscussa, ovvero la precarietà selvaggia, e qui si raggiungono situazioni che sarebbero comiche, se viste in un film.
Su un totale di circa 100 lavoratori, ben oltre la metà è costituito da precari, interinali, stagionali e così via; il ricatto è costante: devi essere produttivo, disponibile, socievole e asservito ai "valori" COOP.
A dimostrazione di come ormai il precariato sia diventata la regola, vi diciamo che questa situazione va avanti per alcuni lavoratori da 5, 6, 7, 8 anni!!!, senza la minima speranza di stabilità.
Gente che entra alle sei e smonta alle 13,30 viene "invitata" a tornare la sera dalle 20 alle 23; persone che vengono assunte con contratti di 3 (tre) giorni e avanti così senza pietà.
Stanchi di subire queste continue umiliazioni, alcuni lavoratori che da 3, 5, 7 anni vivevano questa situazione impossibile, stanno cercando di squarciare questo sistema infame e hanno fatto causa all'azienda per ottenere quello che è sacrosanto per loro e per tutti i precari: un lavoro stabile, dignitoso, e rispettoso, per non vivere più dall'oggi al domani ma per avere qualche certezza in più; in attesa di come andrà a finire, la risposta COOP, etica come sempre, è stata: cacciati...

PIRELLI: sfruttamento e manganelli
Nei reparti della Pirelli di Figline, una voce sussurrata dai soliti capetti ha gettato lo scompiglio fra gli operai: "l'azienda trasferirà in Germania alcuni settori".
Secondo queste voci non ufficiali "la colpa è della Fiom colpevole di aver rotto le trattative sulle nuove assunzioni".
La voce probabilmente è solo una mossa di "terrorismo" aziendale, ma, al di là della sua veridicità, abbiamo voluto capire l'origine di tali affermazioni.
La fabbrica, che produce fascette per copertoni, è l'appendice italiana di quattro stabilimenti gemelli (Figline, Germania, Brasile, Turchia) che si erano già rese famose per la propria capacità repressiva.
Durante uno sciopero degli operai turchi aveva fatto intervenire l'esercito per placare a suo di botte la protesta.
Nel 2000 la sede figlinese aveva assunto 40 interinali non garantendogli gli stessi diritti dei "fissi": ad esempio niente premi aziendali.
Un accordo prevedeva per questi lavoratori un assunzione nell'agosto 2003.
Scaduto questo termine la Pirelli aveva cambiato le carte in tavola: licenziato sette operai e rinviato di altri 24 mesi l'assunzione degli altri; motivo ufficiale: l'azienda riteneva necessario far fare alcuni periodi di formazione a lavoratori che già da due anni facevano fascette d'acciaio!
Ad ottobre la Pirelli ha avanzato la proposta di integrare altri 16 interinali senza assumere gli altri.
I neo non-assunti saranno destinati prevalentemente a coprire turni di notte e tutto questo in un contesto in cui gli interinali già violano le leggi sulla sicurezza e non rispettano le pause nella speranza di essere assunti per superproduzione.
Le richieste avanzate in controproposta dai sindacati sono state sostanzialmente sbeffeggiate dalla direzione aziendale e si è arrivati alla rottura.
L'azienda sta temporeggiando in attesa che passi la legge trenta che renderà assolutamente legittima qualsiasi pratica di sfruttamento sui lavoratori.
Nei prossimi numeri tenteremo di spiegare in cosa consiste questa nuova legge "operaicida" nel frattempo solidarizziamo con gli operai figlinesi che hanno in questo momento una vertenza in corso.

CONTROINFORMAZIONE

COOP Sesto: lavatrici,stampanti e morti bianche
Un bombardamento mediatico durato giorni e giorni ha annunciato l'apertura del nuovo centro commerciale Coop a Sesto Fiorentino.
"La ripetizione ha una potenza infinita. Battendo il chiodo incessantemente si finisce per farlo entrare nelle teste"; questa filosofia che accompagna ogni campagna pubblicitaria ha centrato il suo obiettivo.
Un quotidiano di Firenze ha ironizzato sulle ottantamila persone accorse all'inaugurazione, e sulle risse scoppiate per le stampanti a basso costo.
Nello stesso articolo si notava come il centro commerciale sia divenuto la bandiera sotto la quale tutti possono riconoscersi, simbolo di una società di consumatori in cui siamo, apparentemente, resi uguali di fronte al mercato.
In un centro commerciale si vende di tutto e a tutti indistintamente, come se la società di massa fosse una società senza classi.
E' il trionfo dell'effimero: i bisogni primari (casa, reddito, lavoro) non vengono soddisfatti, mentre quelli indotti si comprano al supermarket.
Una rappresentazione ideologica, sempre più funzionale al progetto neoliberista, che rende centrale il ruolo del "consumatore" intorno al quale si organizza la vita economica.
L'espandersi dei "diritti del consumatore" va di pari passo con la cancellazione dei diritti dei lavoratori, infatti la tanto decantata flessibilità è una condizione essenziale per la costruzione, l'esistenza e lo sviluppo di questi luoghi dell'asocialità.
Non è un caso che per costruire il centro di Sesto è deceduto, solo pochi mesi fa un operaio che lavorava in sub-appalto...
Eppure c'è anche chi, fra i no-global, ritiene "importante portare i temi del consumo critico laddove è presente la società reale" (intendendo per società reale le migliaia di persone che si accalcano di domenica per l'inaugurazione di un centro commerciale).
Così, nel prossimo centro commerciale (San Lorenzo a Greve) ci sarà uno spazio informativo sul consumo critico.

I veleni dell'enichem: gela come marghera
Presto al Cpa il film denuncia di Antonio Bellia
Da contadini a pescatori a operai in un grande stabilimento petrolchimico.
Siamo in Sicilia, profondo sud. Quale qualità del lavoro? Quali sicurezze? L'unica certezza l'aumento di tumori e malformazioni per gli abitanti del triangolo Melilli, Priolo, Augusta.
Come a Marghera e come recentemente espresso dalle lotte dei lavoratori esposti all'amianto, oggi sono in molti a non avere scelta: disoccupazione, emigrazione o lavoro in una fabbrica di veleni.
Il governo e i loro predecessori di centro sinistra si adoperano in una politica di smantellamento dei vecchi apparati industriali (ex-partecipazione statale).
Le fabbriche che vengono mantenute in attività inaspriscono la politica del bastone e della carota sulla pelle di operai e abitanti di quelle aree del paese dove le libertà sono negate dalla nascita.
Il cooregista de "I cento passi" ha realizzato un documentario autoprodotto, che presenteremo prossimamente per rompere la copertura informativa e svelare le complicità di padroni, sindacati e partiti.
Questo è oggi un contributo necessario, proprio nel momento in cui i media si "dimenticano" che la classe operaia esiste e muore ancora.
Proprio quando ci si commuove per i militari morti a Nassyria e ci si scorda i caduti sul lavoro nella tragedia dei cantieri navali di Genova.

il comune che vive sulle multe e i boss del parcheggio
In città c'è un azienda privata che vende il suolo pubblico ai fiorentini che, in teoria, ne sono i legittimi proprietari.
è la Firenze parcheggi, la società per azioni a cui ogni cittadino deve pagar pegno ogni volta che si muove per lavorare, studiare, trovare i parenti o quant'altro.
L'azienda, oltre ad incassare gran parte dei pedaggi per i parcheggi, si è dotata di un corpo paramilitare che non risponde al comando dei vigili urbani ed emette multe per tre milioni di euro l'anno.
Di questi soldi pubblici, un terzo va ad arricchire le casse della società per azioni più odiata di Firenze!
I restanti due terzi vanno ad accrescere il bilancio comunale fiorentino in cui le multe per divieto di sosta rappresentano la voce più rilevante.
Considerando solo le multe per divieto di sosta semplice (senza l'aggravante delle ruote sul marciapiede, per esempio) gli ausiliari staccano, in media, (domenica e feste comandate comprese) duecentonovantasei foglietti rosa al giorno.
I vigilini (vigili assunti come precari la cui efficienza ed eventuale assunzione è valutata sul numero di multe) ne emettono centonovantasei al giorno. A queste vanno aggiunte le multe dei vigili veri e propri.
A nessuno piace farsi estorcere soldi, ma se questo denaro fosse speso per risolvere i problemi del traffico la giunta avrebbe almeno una scusa. Purtroppo le finanze del comune se ne vanno in opere faraoniche, inutili, dannose.
Ad esempio per costruire la tramvia Scandicci-Stazione è stato stanziato un bilancio che avrebbe permesso di ampliare di dodici volte il servizio autobus in città.
Si è preferito invece dare il via ai lavori che hanno ingorgato il traffico in tutta Firenze (ovonda, ponte alla vittoria) ma che costituiscono anche un grosso giro d'affari per le ditte costruttrici, non a caso le stesse della TAV: l'azienda dei treni ad alta velocità che ti fa pagare un Firenze-Roma 120 euro e che per bucare le montagne dal nord al sud d'Italia si è risucchiata tutti i fondi che potevano dare una decenza alle linee dei pendolari.
Queste multe, che estorcono denaro al pubblico per regalarlo a Firenze Parcheggi e aziende edili varie, e che non risolvono il problema del traffico; hanno l'aggravante di essere "una tantum", ovvero: non sono relative al reddito e non tengono conto del fatto che una multa di 66 euro, che per un miliardario è una formalità, per un lavoratore dipendente equivale a due giorni di paga.
Grazie ancora a Graziano Cioni per averci regalato questa splendida città.

voci dal nepal
Intervista ad un militante della guerriglia che controlla vaste zone del paese
Dopo aver rotto le trattative con il governo nepalese che si ostina a mantenere istituzioni politiche feudali (in Nepal la schiavitù è stata bandita solo nel '91!) i guerriglieri del partito comunista nepalese hanno ripreso l' offensiva che nel corso degli anni ha visto i Maoisti conquistare vaste zone nelle aree contadine.
La monarchia di Re Gyanendra è riuscita a farsi affidare il comando delle forze armate ponendo il paese a rischio effettivo di colpo di Stato.
Gyanendra ha dichiarato, inoltre, di voler aumentare al 70% del prodotto interno gli stanziamenti per l'esercito.
Così facendo si taglieranno i fondi per lo sviluppo di un economia che vede 20 milioni di nepalesi in stato di denutrizione.
In occasione di un meeting anti-imperialista abbiamo intervistato un compagno nepalese sulla questione.
D. Quali sono le cause che hanno portato il vostro partito a dichiarare la rottura della tregua?
R. Il re e il governo fantoccio si sono rifiutati di accettare la richiesta da parte del partito comunista di indire un'assemblea costituente per redigere una nuova costituzione che da tempo il nostro popolo reclama. Come aggravante c'è stata l'ennesima richiesta di disarmo dell'esercito popolare.
D. Rapporti e interferenze da parte del governo indiano e cinese?
R. La repubblica popolare cinese non sta ostacolando in maniera diretta la rivoluzione nepalese ma politicamente si pone con noi in maniera ambigua.
Diverso è il discorso per l'India. Vi sono regioni come il Biahar e il Bengala dove la guerra popolare è sostenuta grazie all'appoggio di vari guerriglieri e all'interesse sempre crescente da parte dei contadini.
Contrariamente il governo indiano sta ulteriormente aumentando il suo appoggio al governo di Kathmandu consegnandogli direttamente materiale bellico. Successivamente alla rottura della tregua ha anche inviato truppe militari lungo le linee di rifornimento della guerriglia nelle regioni di Biahar e Bengala.
D.Com'è la situazione dei prigionieri politici?
R. Nel corso degli anni attraverso trattative e scambi di prigionieri con il governo sono stati liberati molti prigionieri politici. Tuttavia risultano ancora imprigionate un migliaio di persone.
D. A che livello è arrivato il consenso popolare nei confronti del partito?
R. C'è chi parla di un consenso intorno all'ottanta per cento ma riteniamo sia più corretto attestarlo intorno al cinquanta. Rimane comunque l'unico partito di riferimento per le masse contadine e l'unica speranza per un futuro più giusto e dignitoso di riscossa.

Per Marta
Il tre novembre Marta ci ha lasciato; aveva vinto la leucemia con tenacia e continuando a studiare; riuscendo ad infondere forza ed affetto a chi le stava vicino: qualità meravigliosa.
Eppure quel destino infame, che è così puntuale nella vita dei proletari, ce l'ha strappata.
Marta organizzava concerti, li rendeva possibili; Marta sosteneva gli striscioni alle manifestazioni, era a Genova.
Quando il 28 novembre del 2001 il Cpa fu sgomberato dall'ex Longinotti, Marta entrò tra i primi nel piazzale pieno di sbirri; allo stesso modo fu tra le prime ad entrare ed occupare l'ex Don Facibeni, il nuovo Cpa.
Marta è con noi, nel cuore e nella lotta di ciascuno.
Cuore brucia, compagna, cuore brucia!
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