foco
foglio di controinformazione popolare

numero 4

LAVORO

Art. 18: la classe nell'urna
Il quorum non è stato raggiunto, hanno/avete/abbiamo perso!!!
Urlano così, pur diversamente declinando, da destra e manca, praticamente tutti.
L'intera classe dirigente del paese. Lo urla, avido e strafottente, il capo della Confindustria, e lo ripete il ribaldo Burlesconi. Lo dicono in coro Bossi, Fini, Rutelli, Fassino, Cofferati, la capa dei giovani industriali, Pezzotta il pasciuto, e D'Alema, il quale, oltre ad essere stato avverso alla guerra all'Irak - con molti se e molti ma, bisogna dirlo - ha distribuito la sua onesta parte di confetti intelligenti sulle fabbriche e le città della Jugoslavia (come un altro e più famoso baffino prima di lui aveva fatto).
Lo dice, infine, lo stesso Bertinotti insieme al gruppo dirigente del Prc, nel mentre preparano un nuovo abbraccio col suddetto pacifista; ovverosia coloro che si sono posti a capo del referendum e del sì, portando sul terreno elettorale borghese la battaglia per l'estensione dell'art. 18 e sradicandola così dai luoghi naturali della contesa: i posti di lavoro, le strade e le piazze del paese.
Solo chi interpreta in termini elettoralistici, facendone dunque una questione di quote di potere nel quadro di compatibilità del sistema, la lotta politica e sociale (la lotta di classe nei suoi diversi risvolti) può parlare di sconfitta della classe nel referendum.
Anche se la Confindustria e il governo partiranno all'attacco facendo leva proprio sulla legittimazione del voto (un voto che, tra l'altro, non c'è), resta il fatto che più di 10 milioni di tizi, contro la quasi totalità dei partiti parlamentari e l'insieme dei mezzi di disinformazione di massa e dell'opinione pubblica nazionale, è andata a dire che non ci sta, che non accetta il modello, che vuole altro, molto di più.
In 10 milioni abbiamo espresso la nostra avversità di classe alla confraternita del no (quella che va da Fini a Fassino) e agli interessi che rappresenta nel governo del paese.
Siamo gli stessi 10 milioni che si sono battuti contro la guerra e le politiche economiche e sociali del governo (a cui bisogna aggiungere le centinaia di migliaia di lavoratori immigrati che non hanno diritto di voto); in Toscana un terzo della popolazione adulta.
Siamo 10 milioni, la lotta continua fuori dall'urna.

REPRESSIONE

2-3 Giugno, Evian
Durante il G8 la polizia fa cadere per dieci metri un manifestante inglese "colpevole" di aver affisso uno striscione su di un cavalcavia.
Alla notizia che il ragazzo versava in fin di vita le scaramucce dei manifestanti sono divenute guerriglia.
400 attività commerciali legate alle multinazionali, legate alla guerra (petrolifere, banche) e all'eliminazione dei diritti dei lavoratori (agenzie interinali), sono state saccheggiate.
I giornali hanno additato le azioni dei dimostranti come "teppismo" dimenticandosi che le multinazionali aggredite sono colpevoli di un crimine ben più grave: quello del genocidio di migliaia di persone per guerra, fame e morti sul lavoro.

CONTROINFORMAZIONE

firenze alluvione di frequenze
Le frequenze di cui parliamo sono quelle emesse dalle centinaia di antenne radio base per la telefonia cellulare distribuite su tutto il territorio comunale.
Queste emettono onde elettromagnetiche di provata dannosità provocando aumenti di casi di tumore, disturbi cardiaci , riproduttivi e neurologici.
E pensare che ci sono oltre duecento richieste di concessione per l'installazione di nuove antenne.
Difficilmente queste richieste verranno respinte in quanto la legge Mattioli-Gasparri (A.N.) detta antenna selvaggia a di fatto liberalizzato il settore delle emissioni fissando i limiti altissimi (dagli 0,5 volt per metro fissati come massimo precauzionale dagli scienziati a 6 volt per metro) ma è sufficiente comunicare l'avvenuta installazione per ottenere la concessione.
L'ultimo esempio determinato da questa situazione è avvenuto nel quartiere 3 , dove in via Webb si è tentata l'installazione di un'antenna radio base.
Solo la pronta reazione della popolazione del quartiere ha impedito che questo progetto fosse portato a termine; si è infatti formato un comitato spontaneo molto partecipato che attuando un picchetto ha bloccato i lavori.
In seguito un presidio permanente da ormai due mesi è riuscito per ora a fermare questo ennesimo scempio ambientale.
Questo dimostra che solo grazie alla partecipazione diretta dei cittadini si può contrastare il potere delle grandi multinazionali.

Sollicciano: l'evasione possibile
Il fatto: due detenuti di nazionalità albanese evadono dal carcere di Sollicciano.
Il luogo del delitto: una cella costruita per tre persone dove in nove mangiano, cacano, cercano di sopravvivere non camminandosi addosso, per 21 ore al giorno.
La scena del delitto: il carcere di Sollicciano; un mostro di cemento fortunatamente (per loro) poco armato, che detiene, in condizioni spaventose, spesso fuori dalla legalità nazionale e internazionale, mille donne e uomini in carne e ossa.
Un mastino invisibile ai margini della città.
Le reazioni dei rappresentanti della legalità: immediato avvio di inchieste sulle ragioni dell'orribile reato? dell'inaudita fuga dall'inferno.

davanti alle scuole spacciatori di stato!!
Uno psicofarmaco inserito nelle tabelle di classe A (la stessa di cocaina e barbiturici) sarà prescritto ai bambini delle scuole medie.
L'istituto di cura "Eugenio Medea" di Lecco in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità, ha promosso un'indagine epidemiologica, chiamata "Progetto Prisma" nelle scuole medie inferiori di sei città campione: Milano, Lecco,agliari, Pisa, Roma e Rimini.
Il fine è quello di individuare i disturbi di tipo psicologico e mentale e stabilisce l'influenza sul comportamento e rendimento scolastico.
Questa ricerca è fatta sullo stampo dei test che vengono fatti negli USA e che hanno l'obiettivo di diagnosticare i soggetti iperattivi.
Le domande che vengono fatte nel test (presentato a genitori e insegnanti) lasciano molto a desiderare: viene chiesto se il bambino si muove sulla sedia, se compie errori di negligenza, se si arrampica o se parla eccessivamente, addirittura viene distratto da stimoli esterni.
Molte risposte affermative sono indice - per questi luminari della scienza - di iperattività, ad oggi considerata una malattia.
La soluzione di tutto ciò è molto semplice: l'uso degli psicofarmaci ,in questo caso il RITALIN.
Il RITALIN è uno psicofarmaco che viene venduto in farmacia e che serve da supporto ai periodi di stress o di depressione. In Italia dal 2000 è inserito nella fascia A, non male se si pensa che questo psicofarmaco è inserito nella tabella degli stupefacenti assieme alla cocaina e i barbiturici. E poi ci si chiede anche: come può uno stimolante avere effetti calmanti?
Certo è sempre molto più facile sovvenzionare le multinazionali farmaceutiche, che soffermarsi a pensare che in questa società capitalistica c'è qualcosa che non va.

POLITICA

Sostegno a CUBA
Sull'onda di un "effetto trascinamento" dovuto all'esito, previsto se non nella durata nel risultato, dell'aggressione all'Iraq, gli Stati Uniti proseguono nel concretizzare sul terreno la dottrina della "guerra preventiva" contro tutti quei paesi che gli interessi nordamericani identificano in contrasto con i propri interessi ed obiettivi strategici.
Siria, Iran, Corea del Nord, Colombia? chi dopo l'Iraq? Non siamo certo preveggenti, ma ciò che possiamo affermare con certezza è che gli Stati Uniti hanno accentuato la loro guerra a bassa intensità nei confronti di Cuba, un escalation che vuole essere la premessa ad un intervento militare diretto. Storicamente gli USA considerano Cuba un'anomalia da eliminare prima o poi, meglio se prima.
Una stato "canaglia" a cui non si può perdonare, tra l'altro, di non essersi schierata a fianco degli USA nella "guerra infinita" al terrorismo dopo l'11 settembre, ma anche di rappresentare, nuovamente, un'esperienza a cui, in questo momento, l'America Latina, in riferimento al particolare momento che sta attraversando, dall'elezione di Lula in Brasile al "processo bolivariano" di Chavez in Venezuela, dalla storica guerriglia delle FARC in Colombia ai movimenti di protesta popolare in Argentina etc., non si può che guardare con simpatia e solidarietà.
Un'esperienza, quella cubana, che subisce da oltre quarant'anni l'embargo degli USA e che, nonostante tutto, resiste.
Oggi le condanne a morte contro tre dirottatori e le condanne a "dissidenti", nel libro paga degli USA, uniscono in Italia centro-destra e centro-sinistra nel decretare il blocco degli accordi di cooperazione in nome, ancora una volta, dei diritti umani.
Non ci uniamo a questo coro dato che riteniamo importante la comprensione del perchè accadono certi episodi.
Isolare avvenimenti specifici dal contesto generale è un errore politico ed una contributo all'indebolimento dell'esperienza cubana.
Non per questo possiamo essere collocati fra chi giustifica tutto a patto che questo provenga dal proprio "schieramento", noi siamo per la critica collocandola nel contesto storico e politico degli avvenimenti in questione.
È necessario comprendere che in ciò che è stato conquistato, per poterne eliminare gli errori (il nostro punto di vista è naturalmente in antitesi a condanne a morte, giudici, galere etc.), va difeso con determinazione.
Per questo ci schieriamo con Cuba perchè come disse Fidel Castro: "senza la solidarietà internazionale di fronte ad un imperialismo potente, senza scrupoli e aggressivo, i rivoluzionari cubani avrebbero potuto soltanto morire eroicamente, ma non vincere".

Beccatevi questa pace
Sud est irakeno: dopo l'ennesimo atto di arroganza delle truppe anglo-americane sulla popolazione che manifestava contro l'occupazione militare, la folla è insorta.
I manifestanti hanno preso d'assalto una caserma inglese, un posto di blocco e linciato sei soldati.
E' la più clamorosa insurrezione dalla fine ufficiale del conflitto.
A condurre l'attacco non sono stati i miliziani di Saddam, ma la popolazione sciita colpita per anni dalla repressione del vecchio regime e che oggi subisce angherie ancora peggiori dai nuovi padroni angloamericani.
Nell'Irak del dopo Saddam la popolazione, stremata dalla fame e dal controllo militare del territorio, comincia a capire che gli angloamericani non sono altro che i nuovi dittatori sostituitisi ai vecchi.

Nicaragua
Lo scorso 8 aprile, il ministro degli esteri nicaraguese Norman Caldera, si è presentato in parlamento per esporre le motivazioni che hanno portato il governo del Nicaragua a sommarsi ai paesi che hanno apertamente appoggiato l'attacco statunitense all'Iraq.
La convocazione riguardava inoltre il chiarimento del perchè il presidente della repubblica non ha chiamato in causa il parlamento (ASSEMBLEA NACIONAL) prima di prendere tale decisione.
L'intervento di Caldera è durato circa mezz'ora durante la quale ha ribadito l'importanza per il Nicaragua di essere al fianco della "coalizione" che è intervenuta in Iraq per liberare il paese dalla dittatura di Hussein e per eliminare una minaccia reale per il mondo in base alla risoluzione 14-41 del Consiglio di Sicurezza.
Ha inoltre specificato che il Governo non ha firmato trattati, nè accordi internazionali e che quindi non era necessario un intervento diretto della Asamblea Nacional (Parlamento).
Per lui tutto è stato corretto e coerente con i principi costituzionali della Nazione. L'intervento è stato duramente contestato dai deputati del Frente Sandinista che avevano formato un comitato contro la guerra all'interno del parlamento.
Fischi e urla da parte dei deputati sandinisti i quali rinfacciavano le miriade aggressioni degli Stati Uniti nell'arco degli anni nei confronti degli altri popoli, oltre all'assoluta illegalità di questa guerra.
Gli unici ad appoggiare Caldera sono stati i membri del Gruppo Parlamentare "Azul y Blanco" (fedeli a Bolaņos) ed alcuni liberali del PLC arnoldista (ancora fedeli ad Arnoldo Alemàn).
Alla fine, tra i fischi dei manifestanti presenti in aula, il Ministro Caldera se ne è andato senza salutare i deputati e la loro Giunta Direttiva.
Ma il reale motivo, che ha spinto il governo di questo affamato paese ad appoggiare gli Usa in questa loro aggressione imperialista, è stato egregemente spiegato dal presidente della repubblica (il liberale Bolaņos) che ha confermato l'intenzione di proporre al Parlamento l'invio di truppe esperte nel lavoro di sminamento ed esperti in informatica in Irak.
Gli appalti miliardari che si possono ottenere su sminamento e ricostruzione fanno gola al governo nicaraguense che, pertanto, favorirà il pagamento del biglietto di andata e ritorno per i disoccupati che vorranno trasferirsi a Baghdad per lavorare.
Sono già circa mille le persone che si stanno iscrivendo in una lista presso il Ministero del Lavoro. La motivazione principale è che "qui non c'è lavoro e quindi vale la pena provare anche se è pericoloso".
Naturalmente le grandi imprese di costruzione nordamericane, che si sono accaparrate la maggior parte dei lavori di ricostruzione, saranno ben felici di ricorrere alla manodopera nicaraguense, costituita da poveracci espatriati in cerca di fortuna e facilmente sfruttabili.
Tutto questo ribadisce che dietro l'aggressione all'Iraq si cela un disegno imperialista globale "costruito" sulla pelle dei popoli affamati.
Basti vedere la lista dei paesi che hanno appoggiato la guerra, a parte qualche eccezione si tratta soprattutto di paesi che vivono una condizione economica di arretratezza e di cui governi, spesso fantocci del neoliberismo, svendono la propria manodopera e la propria faccia al capitale globale.
La decisione di Bolanos non ha comunque trovato assenso tra il popolo, migliaia di persone hanno infatti manifestato a Managua e nelle altre città, sabato 12 aprile, molti bambini e giovani hanno espresso il loro dissenso alla poltica Usa e attuato con un boycott totale di coca cola e pepsi cola, sostituiti da "frescos" di frutti locali.
Particolarmente sentito l'intervento musicale di Carlos Mejia Godoy celebre cantore "ufficiale" della fu rivoluzione sandinista, che ha chiuso la manifestazione sulle note di NO PASARAN, a testimoniare che in questa sciagurata repubblica delle banane, è ancora vivo il ricordo di un offensiva vittoriosa contro una dittatura voluta e sostenuta dal governo yankee, e dalla drammatica e purtroppo perdente resistenza contro i mercenari del liberismo e della CIA.
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