

COSÌ U.S.A.Sciiti, panarabi, comunisti, nasseriani organizzano in tutto il paese manifestazioni di massa. Le truppe statunitensi rispondono sparando a Mosul e Falaja. Il 15 aprile dopo che I marines avevano fatto strage fra I manifestanti a Mosul l'esercito irrompe all'Hotel Palestine dove si trovano i giornalisti. Un' ora dopo la Gruber annuncia al telegiornale che gli statunitensi hanno fatto esplicita richiesta di non riprendere I cortei antiamericani. La guerra è finita? Francia e Germania stanno cercando a tutti i costi di creare un blocco economico-militare che possa in futuro insidiare l'egemonia USA nel mondo; l'introduzione dell'euro è stato il primo passo, mentre in programmazione sono una costituzione europea e soprattutto un ben poco pacifista esercito europeo, stabilito a Helsinki nel 99 e pronto a essere lanciato nel 2003. A cosa servirà questo esercito? Servirà a intervenire con la forza in quei luoghi dove i suoi interessi strategici saranno minacciati: nè più nè meno quello che gli USA stanno facendo ora. Dovremmo essere contenti di tutto ciò? Dovremmo schierarci al fianco di un polo europeo che contrasti l'egemonia statunitense? Così facendo potremmo trovarci di fronte a bruttissime sorprese. Dobbiamo tenere bene a mente che il capitalismo MAI è schierato dalla parte degli oppressi, degli immigrati, dei lavoratori, dei disoccupati, sia questo statunitense, europeo, cinese o altro; è assolutamente necessario liberarsi dall'illusione che un polo europeo possa migliorare le condizioni di vita degli sfruttati. In questo momento, chiunque si oppone giustamente alla guerra deve sganciarsi da posizioni rischiose, muoversi indipendentemente dalle veline filoeuropeiste fin troppo presenti nei cortei di questi giorni, tenendo bene a mente che a Belgrado, senza l'approvazione dell'ONU e del parlamento italiano, c'erano i DS ora presenti nelle piazze. Dalla relazione del Parlamento del 31 marzo 2002 sulla vendita delle armi italiane si scopre che nel 2001 sono state rilasciate 583 autorizzazioni per transazioni bancarie sulle esportazioni di armi e tecnologie ad esse collegate, su tutte ci sono: Banca Nazionale del Lavoro, Banca di Roma, Credito Italiano e Bipop-Carire. L' organo di controllo e di argine al mercato della morte è la legge 185 che nonostante la sua elasticità vieta la vendita di armi a paesi in guerra o che violano il rispetto dei diritti umani ma queste banche come risulta hanno avuto consegne e operazioni con stati come: Turchia, Colombia, Israele, India, Pakistan, Brasile, Arabia Saudita, Cile, Malaysia, Algeria, Nigeria, Usa tra i più gravi. Queste banche commerciano in Italia con queste aziende esportatrici: Finmeccanica, Augusta, Alenia Marconi System, Fiar, Marconi Mobile, Oerlikon-Contraves, Simmel Difesa e Iveco-Fiat. Appare evidente da questa lista la forte partecipazione del settore pubblico e della Fiat mostrando come lo Stato invece di limitare al massimo il commercio di armi si preoccupa in realtà di tutelare e coprire queste aziende. Lo dimostra l' approvazione al Senato il 27 Marzo del disegno di legge che ratifica l' accordo di Farnborough, eliminando l' obbligo di rendere noto il certificato di destinazione di uso sottraendo gli imprenditori al controllo obbligatorio del parlamento e ampliando il concetto di violazione dei diritti umani rendendo ormai possibile la vendita di armi a qualunque stato. Tutto questo mentre in Irak gli anlo-americani uccidono anche con armi italiane. ECCO LE BANCHE DA BOICOTTARE, elencate per quantità decrescenti di investimenti militari: Bipop Carire, BNL, Capitalia (già banca di Roma), San Paolo IMI, Banco Bilbao Vizcaya, Intesa Bci, Banca commerciale italiana, Baclays Bank, Banca Intesa-Banco Ambrosiano, Banco Santander Central, EFIbanca gruppo BPL, banco di Sicilia, di Brescia Cassa di risparmio di La Spezia, Cassa di risparmio di Parma Piacenza LAVOROIl Centro popolare Autogestito Fi-sud esprime solidarietà e tanta rabbia per gli ennesimi morti sul lavoro in Toscana. A Prato un postino, a Sesto F.no un operaio edile impegnato nella costruzione del nuovo centro commerciale unicoop, e ancora a Sesto un mese fa un altro operaio edile deceduto negli scavi dei treni alta velocità (TAV). La regione toscana, che dovrebbe essere rossa, tratta i propri lavoratori come carne da macello al pari delle tante vituperate amministrazioni berlusconiane. E' ormai un ecatombe: quasi 1500 morti negli ultimi 5 anni nella nostra regione sono una guerra impostaci dal nuovo capitale con sempre meno garanzie nelle misure di sicurezza e ritmi di lavoro sempre più forsennati. Per "l'omicidio bianco" di Sesto, è complice anche l'unicoop Firenze. Quest'ultima nonostante la martellante pubblicità da azienda buona ed etica con tanto di certificazioni internazionali (SA 8000) non disdegna di utilizzare le peggiori forme di precariato, producendo morte e sfruttamento fra lavoratori propri, appaltati e sub-appaltati. E' successo ai cancelli della Fiat dove da alcuni giorni, si susseguono le proteste dei dipendenti Wess contro il licenziamento di 22 colleghi e si mantiene un presidio permanente davanti ai cancelli. La notte del 3 aprile, approfittando dell'esiguo numero di operai presenti, il direttore della Wess ed alcuni dirigenti si sono presentati spalleggiati da 20 sconosciuti che hanno offeso e minacciato i lavoratori.Questi ultimi hanno mantenuto la calma, evitando il peggio. Il giorno dopo i lavoratori Fiat hanno solidarizzato attuando scioperi e cortei interni. La stampa ufficiale ha praticamente ignorato la notizia. La vertenza dei ferrotranvieri aveva portato alla luce la realtà delle aziende dei trasporti "non più pubblici". Come in tutta italia, anche a Trieste, le SPA dei trasporti urbani per convenienza economica riducono la qualità del servizio aggravando costantemente la condizione dei lavoratori e riducendo la qualità del servizio che forniscono. Questa sentenza ci ricorda che la lotta paga, ma ci suggerisce anche di non abbassare la guardia contro la repressione. Questo fa seguito ad iniziative personali del direttore amministrativo ed altri capetti che già nei giorni precedenti si erano adoperati per stracciare volantini e quant'altro affisso in azienda. A questa manovra repressiva i sindacati confederali hanno risposto col silenzio assenso. QUESTO SILENZIO LI RENDE COMPLICI. Ancora una volta ci chiediamo: da che parte stanno i sindacati confederali? Si rendono conto che (salvo loro stessi diventare classe dirigente) fornire alle aziende questi strumenti prima o poi toccherà anche i loro interessi? REPRESSIONEDi questo si è parlato a Firenze nel corso dell'ennesima conferenza sulla sicurezza, con la presenza dei massimi responsabili amministrativi: il Sindaco Domenici, il Presidente della provincia Gesualdi, nonchè il presidente "pseudo-no-global" Martini. Tutti erano a rapporto dal Prefetto Serra assieme ad un pool di super-sbirri del ministero degli interni che hanno offerto la loro collaborazione ad ampio raggio: dalla microcriminalità al terrorismo internazionale. Con la scusa che tra gli extracomunitari si possono nascondere gli emissari dell'islam militante il gioco è fatto: per la legge clandestino diviene automaticamente sinonimo di terrorista, ed espulsione sia. Ma dove sistemare i clandestini una volta fermati e ammanettati (anche senza che abbiano compiuto reati) in attesa di acompagnarli ai paesi di orgine? Firenze non sembra disposta ad aprire campi di concentramento, eppure l'unico no deciso arriva da Gesualdi mentre Martini ha dato incarico ai suoi funzionari di scovare in Versilia e dintorni una colonia estiva in disuso, tanto in voga nel ventennio fascista, e quindi "agibile all'uopo". CONTROINFORMAZIONEScontata la reazione delle forze dell'ordine: hanno caricato violentemente davanti all'ospedale i compagni di Davide, che erano corsi lì per recuperare il corpo dell'amico. Anche i mass-media hanno fatto la loro parte facendo passare l'omicidio come una rissa tra bande. Oggi come ieri è sempre più importante non dimenticare e tenere la testa alta, certi che prima o poi pagheranno tutto. Alcuni esempi: Nike, azienda multinazionale di abbigliamento sportivo, assembla le sue scarpe in Asia in particolare in Indonesia, Cina, Taiwan, Thailandia, Corea del Sud, Vietnam. In Indonesia i lavoratori impiegati negli stabilimenti Nike oltre a ricevere un salario da fame, vedono lesi i propri diritti di associazione in quanto i liberi sindacati sono illegali e viene represso qualsiasi tentativo di organizzazione. Come non citare la Nestlè che nel terzo mondo perpetua l'abuso di potere sui lavoratori, arreca danni all'ambiente, fa uso indiscriminato di O.G.M.; mentre negli stati industrializzati appare come un'azienda sensibile alle tematiche dell'infanzia, propinando invece latte artificiale (con tutte le sue conseguenze) nei paesi in via di sviluppo. Nel libero mercato centinaia di prodotti rappresentano milioni di merci che vengono realizzati ad un costo ridicolo per le multinazionali da popolazioni strozzate dalla miseria, oppresse dai propri governi consapevoli degli effetti che questi tipi di politica economica producono nel paese. E la lista è ancora lunga! Prodotti da supermercato: Sottilette Kraft, latticini Altria Liebig, maionese e salse varie Campbell, Pepsi Cola, bibite, Coca Cola, Fanta, Sprite, Kinley, Minute Maid, Soflan, detersivo, Colgate Palmolive, Del Monte, banane, Fresh Del Monte Dole, banane, Dole Tenderly, carta assorbente, Georgia Pacific Mare Blu, tonno e sardine, Heinz Carefree, assorbenti e tamponi, Johnson & Johnson, Anitra WC, detersivo, Johnson Wax, cereali prima colazione, Kellogg, Scottex, carta assorbente - Kimberly, Clark, M&M's, cioccolatini, Mars, Gatorade, bevanda dietetica, Linex, assorbenti e tamponi, Procter & Gamble Badedas, bagnoschiuma e shampoo, Fast Food:McDonald's, Sigarette: Philip Morris, Intrattenimento: Disney/Buena Vista International, Disneyland, Planet Hollywood, Warner Village, Hollywood cinemas, Starbucks, Dischi della Warner Bros, Film della TIME, Benzina: Texaco, Exxon/Esso, Mobil; Automobili: Ford,General Motors; Telefoni Cellulari: Motorola; Informatica: Microsoft, Intel, Motorola; Internet: MSN, HotMail (Microsoft), Servizi America On Line (AOL) Vestiti: Tommy Hilfiger, Champion, Gap, Nike Medicinali: Pharmacia (Monsanto+Pharmacia & Upjohn) Eli Lilly;Televisioni Satellitari: Fox, CNN, ABC,NBC, CBS, MTV Il boicottaggio riguarda in pieno i ragazzi con meno di 18 anni, visto che per molti di questi marchi, i target (gli obbietivi) sono proprio loro. E RICORDATEVI CHE IL BOICOTTAGGIO DEI PRODOTTI DELLE MULTINAZIONALI AMERICANE NON E' FATTO PER COLPIRE LA POPOLAZIONE DEGLI STATI UNITI, MA E' FATTO AL CONTRARIO PER LIBERARLI DAI LORO TIRANNI. IL TEMPO E'SCADUTO. Ma siccome i colori sono tanti e i bisogni delle gente anche, c'è stato qualche furbone che ha pensato di dargli un'altra tonalità. Ed è anche per questo oro che ha il colore blu si combattono le guerre, circa una cinquantina, e andranno certamente ad aumentare nei prossimi anni. La scarsità di riserve idriche è ormai diventato un problema mondiale e nella speranza di trovare una buona soluzione dovremmo adoperarci perchè un diritto fondamentale come questo venga garantito per tutti, indiscriminatamente. Purtroppo non è così, in Africa e in Asia le grandi multinazionali europee ed americane sono proprietarie di tutte le risorse idriche. Ed è inevitabile che il dominio di questo bene comune si trasformi in un'arma di controllo all'interno di una guerra; e anche prima, come accade alle popolazioni palestinesi che ormai si vedono negare l'accesso da anni ai i pozzi idrici dagli israeliani. Il conflitto attuale porterà, secondo le previsioni, alla distruzione, sotto i bombardamenti anglo-americani, del 40% circa delle condotte, riserve e stabilimenti di depurazione e distribuzione dell'acqua potabile irakena. Così dovremo aggiungere anche le vittime di questo nuovo "sofisticato" tipo di arma. La sua scomparsa deve rafforzare in tutti noi i valori della Lotta di Liberazione e di Resistenza e, nell'avvicinarsi del 25 aprile, rafforzare l'appoggio ed il sostegno a tutti I popoli che tutt'ora lottano per la loro liberazione: dall' Intifada palestinese alla resistenza del popolo iracheno fino alla rivoluzione maoista del popolo nepalese. La militanza antifascista, forte del ricordo delle migliaia di comandanti "Avio" continua nelle nostre città, nelle strade, nelle scuole, sui posti di lavoro; il suo colore è quello rosso che ha guidato con slancio inflessibile il cuore e la mano del comandante Luigi Emer "Avio". Aprile 2002: L'alleanza golpista passa dalle parole ai fatti. Chavez è destituito e arrestato. Per una manciata di ore il paese sembra tornato nelle mani dei vecchi padroni, che agitano, minacciosi, gli spettri delle peggiori tragedie latinoamericane. Gli USA esultano; e così il villaggio globale dell'informazione e della politica (l'opinione pubblica del xxi sec.); compresa una certa sinistra europea che confonde il mercato con la democrazia. Ma il sogno di un paese normale dura poco; l'insurrezione dei quartieri popolari di Caracas spezza il golpe e ricaccia nelle loro tane lussuose I congiurati. E' la prima vera e completa vittoria popolare in America Latina dal tempo dell'entrata dei Sandinisti a Managua, nel '79. Dicembre 2002: L'alleanza golpista ci riprova con la proclamazione di uno sciopero giallo. Epicentro dello sciopero è il comparto petrolifero -la roccaforte della Ctv- dove esiste un'aristocrazia del lavoro cresciuta all'ombra dello sfruttamento del petrolio venezuelano, da parte delle multinazionali a dominanza USA. Il modello è quello cileno del '73. Lo scopo: colpire le condizioni di vita di quelle stesse masse che hanno respinto il golpe di aprile; e fatto così, dei circoli bolivariani, nuovi strumenti di partecipazione democratica e autogoverno popolare. I golpisti hanno capito che soltanto fiaccando lo slancio politico delle masse è possibile aprire la strada alla restaurazione sociale. Il resto è cronaca di questi giorni. Lo sciopero giallo è fallito; ma non per questo sono venute meno le manovre interne ed internazionali per cercare di arrestare il processo venezuelano. Un'altro mondo è possibile? L'esperienza venezuelana è già un'alternativa concreta e un'opposizione reale al neoliberismo e alla politica di guerra dell'imperialismo occidentale; è già un altro mondo possibile nel suo stesso farsi. Essa, perciò, non va soltanto sostenuta e appoggiata, ma va anche studiata negli insegnamenti generali che può dare. Essa, per intanto, con I suoi passaggi, ci ricorda che la democrazia politica senza giustizia sociale è la democrazia dei ricchi; e che una vera giustizia sociale non si dà senza la creazione di nuovi strumenti di partecipazione popolare alla vita pubblica; senza cioè una trasformazione che passa dalla capacità di autogoverno e autonomia politica delle masse. |