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foglio di controinformazione popolare

numero 2

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L'IMPERO DEL BENE

200.000.000 di EURO

Questa è la cifra, in spese militari, che i lavoratori italiani dovranno pagare per i primi tre mesi di guerra all'Iraq.
Il tutto per una guerra che rilancerà i profitti per i padroni dell'economia statunitenze (+2% del pil secondo il Sole24ore), ma che cambierà per sempre gli equilibri in un area petrolifera da cui è soprattutto l'Europa a rifornirsi di greggio.

Chi bombarda chi?
L'iraq possiede armi di distruzione di massa?
Gli ispettori ONU già da qualche dichiarano:"le strutture di armi biologiche sono state distrutte o rese inoffensive" (consiglio di sicurezza onu 1999).
"Il programma di armamento nucleare irakeno è stato eliminato"… "l'Irak sta rispettando le limitazioni imposte"(International Atomic Energy Agency 2000).
Dato il carattere dell'embargo a cui l'Irak è sottoposto un suo riarmo sarebbe impossibile, le odierne ispezioni dell'ONU, infatti, non hanno rilevato traccia di riarmo.
Saddam collabora con il terrorismo islamico internazionale?
Saddam è un dittatore laico e per tanto odiato dai militanti islamici che hanno più volte complottato per un suo rovesciamento.
Vi è tuttora un gruppo sciita che pratica la lotta armata contro il suo regime. Saddam ha combattuto la più cruenta delle sue guerre (8000.000 di morti) contro il regime islamico iraniano di Komehini. E' ovvio che nell'islam militante non lo si veda come possibile alleato.
Questa guerra serve a tutelare il popolo iracheno e esportare la democrazia?
I segretari Onu Denníis Hallidy e Hons von Sponeck hanno rassegnato le dimissioni accusando USA e Regno Unito del genocidio di 1.500.000 di persone, soprattutto bambini, morte per le conseguenze dell'embargo.
Nonostante questo l'Irak mantiene, secondo il dipartimento geografico della C.I.A una mortlità infantile, un tasso di analfabetizzazione ed una carenza sanitaria minore, per esempio, del tanto occidentalizzato Egitto e degli altri paesi arabi che appoggiano le politiche statunitensi.

LAVORO

Omicidi bianchi: la Toscana tra i primi in Europa
45.000 invalidi (di cui oltre 25000 permanenti), 1487 morti negli ultimi 5 anni.
Queste cifre non sono un bollettino di guerra, sono piuttosto un massacro vero e proprio pagato dagli operai nei cantieri edili.
La Toscana è ai primi posti, non solo in Italia, ma anche in Europa per numero di morti sul lavoro ed infortuni.
4 morti sul lavoro nella prima metá di febbraio fra di essi un operaio della Cavet deceduto dopo dieci giorni di coma in seguito ad un incidente nei cantieri dei treni ad alta velocità. È il nono morto del tratto mugellano della TAV in cui la crescita degli infortuni e dei decessi è andata di pari passo con l'applicazione del quarto turno lavorativo e con l'istituzione del ciclo di produzione continua.
Il tanto decantato modello toscano del "no global" Martini sacrifica sull'altare del profitto le condizioni di sicurezza, non è un caso che la stragrande maggioranza dei lavoratori deceduti operano nel subappalto.
Quando si assegnano lavori con costi al ribasso del 35-45% come si può pensare che venga salvaguardata la sicurezza dei lavoratori?
Martini non riesce più nemmeno a rilasciare dichiarazioni di rito di fronte a questa ecatombe. Ciò che riesce a fare è difendere ad oltranza l'alta velocità che ha prodotto morte tra i lavoratori e dissesto del territorio (taglio delle falde idriche, frane ecc ecc).

Il lavoro in affitto arriva alla coop e sconfessa il mito del capitalismo "buono".
Non che, nei magazzini coop, la situazione brillasse per rigore etico nei confronti dei lavoratori. Già nel '98 le statistiche riguardanti i magazzini alimentari coop di Sesto denunciavano su organico di 500 lavoratori, il ripetersi di incidenti legati ad un aumento produttivo del 14%, per un totale di 11.000 ore. Un dato allarmante al quale si aggiungevano quelli sull'iper-sfruttamento degli straordinari (60.000 ore) e delle ferie non godute (10.000).
Dopo il trasferimento dei magazzini nella sede di Scandicci la situazione è peggiorata anche da un punto di vista contrattuale. Questa situazione è culminata negli scioperi che nella primavera scorsa hanno paralizzato molti negozi.
Nei magazzini Coop-Italia (non alimentari) la situazione non è certo migliore. Già dalla metà degli anni '90 il precariato ha preso il sopravvento sul lavoro fisso. Chi entra a lavorare in coop viene assunto come stagionale e rimane tale anche per 8 anni. Ma per buona condotta, che consiste nel dare disponibilità assoluta 7 giorni su 7 alla richiesta di straordinari, si puó ottenere un "indultino" che riduce il periodo stagionale a 6 ANNI CONTRATTO PIÙ CONTRATTO MENO.
Ma quest'anno è arrivata un'altra novità. Bruciando un altro ponte col passato Coop, che ormai si muove sugli stessi binari di una qualsiasi SPA, introduce anche il lavoro interinale, finora ritenuto Tabù perché rovinava l'immagine di azienda di sinistra.
Alcuni lavoratori che da qualche anno lavorano come stagionali all'interno del ciclo produttivo sono stati prima licenziati per scadenza del contratto e poi riassunti per una settimana, tramite agenzia interinale ADECCO, in seguito sono stati nuovamente assunti come stagionali… l'odissea continua.
Questo è il risultato di due fattori:
1. l'azienda pretende, con il minor personale possibile, di far fronte ai picchi produttivi con carichi esorbitanti di straordinari o spostando gli stessi lavoratori nei periodi critici tramite ADECCO.
2. i lavoratori, data la precarietà del proprio lavoro, debbono acconsentire a qualsiasi richiesta aziendale.
Questi sono solo alcuni aspetti di una realtà cooperativa assai diversa da quella che ci presentano gli spot del "sei tu chi puó darti di più". Le illusioni di chi credeva che la Coop potesse proporre un alternativa etica allo sfruttamento rimanendo all'interno del mercato capitalista sono state costruite anche sulla pubblicità, ma soprattutto sul ricordo di quei valori che essa ha rappresentato a lungo e che oggi non le possono più appartenere.
ALCUNI LAVORATORI COOP

Ai lavoratori delle cooperative
La nostra condizione è in continuo peggioramento. il nostro potere come lavoratori delle cooperative rasenta ormai lo zero. Noi lavoratori delle cooperative, siamo l'ultima ruota di un meccanismo ben oliato che vede la sempre maggior riduzione dei costi.
Negli ultimi anni il settore cooperativistico è notevolmente cresciuto. Seguendo il processo di privatizzazione dei servizi pubblici e sociali, che hanno subito una forte accelerazione a partire dalla metà degli anni 90, il modello delle cooperative si è imposto grazie ai vantaggi che indubbiamente arreca ai nostri padroni: utilizzo di una manodopera estremamente flessibile e ricattabile (con retribuzione a prestazione lavorative) ed un clima di relativa pace sociale, e dovuto essenzialmente all'illusione da parte di chi ci lavora di partecipare ai processi decisionali e di controllo della cooperativa stessa.
Tipologia contrattuale, assunzione, mansioni, retribuzione, diritto di rappresentanza sindacale, sono disciplinati dal CCNL (8/6/2001). In realtà nessun organo amministrativo si preoccupa di verificare se le cooperative si attengano o meno ad esso, ed, in effetti, il CCNL è raggirato attraverso trucchetti ed escamotage che variano da cooperativa a cooperativa.
A questo c'è da aggiungere la mancata osservazione in moltissimi casi delle norme previste dalla 626/24 in materia di sicurezza e rischi.
I lavoratori delle cooperative devono superare le barriere e le diffidenze che impediscano loro di discutere, incontrarsi, lottare insieme.
Tutti i lavoratori che hanno problemi sul posto di lavoro, possono rivolgersi a seguenti indirizzi:
CDLC (comitato difesa lavoratori cooperative)
Associazione Sindacale provinciale di riferimento per il settore cooperativo da parte di FLAICA-CUB, RDB Provinciale,
Coordinamento Nazionale COBAS Via Reginaldo Giuliani, 364 - 50100 Firenze Tel/fax 055 494858 / 6531682 email: cdlc_99@hotmail.com http://www.ecn.org/cdlc/new/Prima.htm

Breda licenza di uccidere... gli operai
E' di pochi giorni fa la sentenza che scagiona i dirigenti della ex-Breda di Sesto San Giovanni dall'accusa di omicidio colposo e lesioni provocate ad alcuni operai dall'inalazione e manipolazione di sostanze cancerogene sul posto di lavoro.
Operai ancora vittime dell'amianto, ma anche dalla volontà della giustizia di coprire altri interessi economici.
Solo un anno fa in un' altra "sentenza vergogna" si leggeva che non c'erano colpe per il disastro ecologico e le tante morti degli operai che lavoravano a Porto Marghera, e dei loro familiari. Anche in questo caso il reato non sussisteva, come per i tanti malati di tumore che i medici dichiarano essere dovuti al contatto ripetuto e duraturo, senza protezione con una sostanza chiamata, guarda caso, amianto.
Quando gli stessi operai hanno occupato un aula di tribunale, dove li hanno ammazzati per la seconda volta, quasi ci si è scandalizzati.

REPRESSIONE

Il carcere non risolve i problemi
Dentro e Fuori le mura è un gruppo di lavoro sul carcere.
Dentro e Fuori le mura considera l'indulto, più che un atto di perdono, una necessitá per cominciare a risolvere i problemi del carcere e di chi vi è dentro da anni.
Dentro e Fuori le mura non accetta inganni come l'indultino e ancora una volta fa sentire la sua voce a favore di chi subisce e soffre condizioni disumane di vita all'interno delle carceri italiane, e si batte per ottenere un vero indulto.
Dentro e Fuori le mura denuncia che con le leggi di emergenza sono molti i condannati a lunghe pene, tanti dei quali, da oltre 20 anni, non sono mai usciti da un carcere.
Dentro e Fuori le mura chiede (così da tradurre in forme concrete l'atto di coraggio chiesto da tre anni anche il papa) che l'indulto sia esteso a tutti i detenuti e per tutti i reati e cioè che esso sia generalizzato.
Dentro e Fuori le mura crede che combattendo dal basso le ragioni che producono la marginalitá si possa vivere in una societá senza reati e senza carceri: a misura d'uomo.

Promuovono: Adelfi; Arci; CPA Fi-Sud; Comunitá di base dell'Isolotto; Fuori Binario; Gruppo Istituzioni Totali del Social Forum Firenze; l'Altro Diritto; Ass. Pantagruel; Per l'Altro; Quartiere 4 di Firenze; S. Vincenzo de Paoli.

CONTROINFORMAZIONE

Firenze, operazione di pulizia
Tre sono le emergenze che la giunta comunale ha indicato e che verranno affrontate con decisionismo militare. Infatti, senza mezzi termini, l'assessore alla "sicurezza sociale e vivibilità" Graziano Cioni ha parlato di pugno di ferro contro il "degrado della città" rappresentato, a suo giudizio e secondo un associazione di idee tutta da spiegare, da cartacce, cacche dei cani e attività commerciale di strada dagli immigrati.
L'uomo forte della giunta di Firenze, Graziano Cioni ha in programma un mese di coprifuoco gestito da 25 vigili urbani che, divisi in due turni, vigileranno sulle tre "emergenze".
Per la carta ed i bisogni dei cani, per i quali si prevedono ammende di 50 euro, i vigili chiederanno l'intervento del consorzio quadrifoglio, l'azienda dalle bollette d'oro e dai conti in rosso (1000 miliardi dui vecchie lire il suo deficit) che spera forse cosí di recuperare almeno al dificit morale.
Lasciate le prime due emergenze agli operatori ecologici ai 25 vigili resta il compito di raggiungere l'obbiettivo repressivo, e certo non nascosto, di questa campagna anti degrado: eliminare in città la presenza degli immigrati ambulanti che, in questi tempi di leggi Bossi Fini, sono più comodamente e sbrigativamente definibili come clandestini.
I vigili indicheranno, in collegamento via radio con polizia, carabinieri e guardia di finanza, i luoghi dove gli immigrati vendono o si rifugiano.
Questa caccia interforze è stata progettata dal nuovo piano di controllo del territorio e varato nel corso di un summit del comitato per l'ordine pubblico al quale erano presenti Il prefetto Serra, il questore Di Donno, il colonnello C.C. Curatoli, il comandante della finanza Coletta; in buona colpagnia del sindaco Domenici, del capo dei vigili Bartolini, e dello sceriffo Cioni.
E' da sottoliniare la virata anti-solidarietà della giunta che, alla luce del giorno, mette in pratica la campagna d'odio voluta dalla legge Bossi-Fini e che criminalizza ache gli atti di solidarietà spontanea (chi aiuta o assiste un clandastino è accusabile di favoreggiamento).
E' ridicolo che il comune tenti di ridarsi un immagine di "città aperta" autorizzando iniziative come la tenda della pace. La pratica ci mostra Firenze come una città sempre più chiusa, blindata ed amministrata con pugno di ferro.

W il Nepal
Il Nepal non è solo terra di belle montagne, trekking e collanine, ma è, anche una delle zone più povere del mondo basata su un economia feudale (pochi latifondisti ricchissimi e milioni di contadini che muoino di fame), che risente degli effetti della coltivazione schiavistica abolita solo due anni fa e dell'ingerenza degli interessi imperialisti nell'area.
In risposta a questa situazione il partito comunista nepalese maoista PCN(M), da oltre 5 anni conduce la propria rivoluzione per abbattere il sistema capitalistico feudale basato su un ordinameto monarchico che, al soldo dell´imperialismo indiano e (tanto per cambiare) americano, si impegna a difendere l'attuale ordinamento attraverso repressione sanguinaria, assenza di diritti, razzismo, manipolazione delle masse.
Appare evidente a tutti che la rivoluzione nepalese diviene simbolo di trasformazione e cambiamento. Il processo evolutivo che ha portato il PCN(M) ad intraprendere la guerra popolare parte da lontano, ma ha come punto focale il l7 luglio del 2000, data dell'abolizione della schiavitù in Nepal.
18000 famiglie di contadini vennero liberate. Occuparono e coltivarono terre nella foresta e il PCNm aumentó la propria popolarità nell difesa di questa occupazioni.
Nel luglio 2001 un episodio che puzza di colpo di stato ha portato al potere un monarca, Re Gyanedra shaa, che non ha nessuna intenzione di trattare con i maoisti e con gli schiavi liberati. Si è inasprita la repressione con la complicità degli USA (tanto per cambiare) che finanziano ed addestrano il Royal Nepal Army, corpo militare colpevole di numerosi assassini tra il popolo nepalese.
Contro la "corona" Il PCN(M) organizzó incontri pacifici, scioperi generali e manifestazioni. Per tutta risposta migliaia di contadini, lavoratori, intellettuali e studendi, furono vigliaccamente imprigionati, torturati ed assassinati. Appare al partito sempre più chiara la necessità della guerra popolare ed il consolidamento del potere in vaste zone del paese che tutt´ora sono amministrate dalla guerriglia.
E' di questi giorni la notizia che il PCNm sia stato ricosciuto dal governo come esercito e non come organizzazione terrorista. Se questa notizia venisse confermata gli svgiluppi nei prossimi mesi potrebbero essere interessanti.
Le guerre si dividono in due categorie giuste ed ingiuste. La guerra popolare nepalese è giusta.
Continua……

Appello contro la guerra
Il 15 febbraio in tutto il mondo 110 milioni di manifestanti hanno affollato le strade per dire NO alla guerra all'Iraq. Roma, Londra ed altre capitali europee siglano un nuovo record: le manifestazioni più imponenti dal dopo guerra ad oggi!
L'opinione pubblica mondiale sembra sempre meno disposta a pagare (e far pagare al popolo irakeno) con la guerra, il prezzo dei vantaggi economici, petroliferi e strategici che USA ed alleati otterrebbero attaccando il secondo paese al mondo per quantità di petrolio.
Ma la guerra non si ferma… Non fermiamoci nemmeno noi.
Se scoppia la guerra ci ritroviamo alle 18.00 in p.zza San Marco per manifestare contro l'attacco imperialista
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