

STATI (UNITI) CANAGLIA!Questa è l'ennesima guerra che gli Stati Uniti fanno per risollevare la propria economia, per conquistare territori (Iraq) identificati come strategici e per tenere "al palo" possibili concorrenti (Europa, Russia, Cina). La lotta al terrorismo è solo un espediente per far accettare a livello internazionale i voleri della casa bianca. L'11 settembre ha di fatto garantito la legittimazione di questa nuova politica militare, l'attentato alle Twin Towers è stato funzionale allo sviluppo di questa nuova strategia dell'imperialismo statunitense. La declamata guerra al terrorismo ed agli stati canaglia viene utilizzata per nascondere i reali interessi politico-economici: petrolio, acqua, controllo militare dei territori ricchi di queste fonti di energia o strategici per il loro passaggio. L'Asia Centrale è infatti un nodo strategico fondamentale sia per gli USA che per le altre potenze imperialiste, rispetto anche a quello che sembra essere diventato il nuovo obbiettivo primario: il maggiore accumulo possibile di scorte di petrolio. Gli USA sono appunto i maggiori consumatori e soprattutto importatori di petrolio e grazie alla loro storica e sistematica politica di aggressione militare nei confronti dei paesi ricchi di risorse energetiche o di valore strategico, con l'Iraq, avranno ottenuto il controllo mondiale totale di tutti i paesi produttori di petrolio (contando presto di controllare il petrolio del Venezuela visto il loro continuo sforzo nel realizzare il colpo di stato contro il presidente Chavez).L'unica arma di distruzione di massa che ha il governo di Baghdad è la MISERIA! Bombardamenti, embarghi, colpi di stato, Cia, finanziamenti ed addestramento di gruppi paramilitari, squadroni della morte, reppressione, carceri speciali, industria delle armi, corruzione politico-finanziaria, narco-traffico, un ricco centomila poveri, sfruttamento dei popoli affamati (da loro!) e delle loro risorse, distruzione selvaggia dell'ambiente: è questa la ricetta del capitalismo degli Stati Uniti e dei governi loro alleati, PER NOI TUTTI STATI CANAGLIA!!! Le ispezioni ONU confermano l'assenza in IRAQ di armi di distruzione di massa, ma gli Stati Uniti non vogliono rinunciare ai vantaggi strategici ed economici che un conflitto, in un'area cosí importante, comporterebbe. Intanto, anche in Italia, ci si prepara, con arresti sommari e sentenze esemplari, a rispondere ai movimenti contro la guerra.L'Iraq non costituisce un pericolo,ma gli Stati uniti attaccheranno comunque per ottenere petrolio, posizioni strategiche e rilancio dell'industria bellica. "Se dovessi quantificare la minaccia rappresentata dell'Iraq in termini di distruzione di massa, direi che equivale a zero." Queste parole non provengono da qualche "fazioso anti americano", bensí da Scott Ritter, ex marine di fede repubblicana ed elettore di W. Bush. Ritter ha anche coordinato gli ispettori ONU in Iraq fino ad un anno e mezzo fa. Secondo il Generale Fabio Mini, l'embargo ed i continui bombardamenti angloamericani che da anni affliggono l'Iraq ne hanno sicuramente impedito il riarmo comune, chimico e nucleare.Da mesi, su testate finanziarie e geopolitiche quali Limes ed Il Sole 24 ore, economisti, militari e politici discutono di Iraq, ma il loro interesse si mostra unicamente orientato a decidere come spartirsi i profitti di un'eventuale guerra. La questione della potenza militare di Saddam non viene nemmeno citata su molti dei loro articoli e quando accade se ne parla come di un pretesto con cui far accettare al popolo il pagamento e la responsabilitá morale dell'ennesima guerra; insomma uno spauracchio da relegare sui Mass-media per spaventare e condizionare l'opinione pubblica. Per dirla con le parole di Tony Blair, in una conferenza stampa di metá ottobre, "non preoccupatevi se gli inglesi sono contrari alla guerra: datemi due settimane per convincerli della minaccia costituita dall'Iraq e cambieranno idea". REPRESSIONEIn un'Italia in cui la crisi industriale ha arroventato le proteste operaie e dove nelle manifestazioni contro la guerra si sfiora ogni volta il milione di dimostranti, lo Stato si prepara a rafforzare la repressione politica, prima che lo scoppio del conflitto, con relativa finanziaria di guerra, aumentino ulteriormente le tensioni esistenti. Gli arresti che si sono succeduti, prima a Cosenza e Napoli ed ora a Genova, sembrano dimostrare tutto. In questo clima di repressione generalizzata si terrá, il 10 gennaio, forse a guerra giá in corso, il processo per un'altra quindicina di quei manifestanti che si erano opposti all'intervento bellico in Jugoslavia appoggiato dal governo D'alema. Un altro "arresto di massa" risale a poco prima del G8 svoltosi a Genova nel 2001, quando una decina di militanti di Iniziativa Comunista vengono arrestati sempre in base alla legge 270/bis . Alcuni di loro sono rimasti reclusi per oltre un anno. Più recentemente la 270 ha colpito ancora. Stavolta le accuse sono ricadute su una ventina di persone, una delle quali membro "ufficiale " del social forum, portando il fatto alla ribalta dell'opinione pubblica. Anche gli arresti di Napoli e Cosenza nascono da una fantomatica inchiesta che ha girato per molte scrivanie della magistratura nostrana, fino ad approdare al tavolo giusto da cui ha preso il via. Intanto dei compagni sono stati rinchiusi nelle prigioni di Trani e Latina per due settimane. In tutti questi casi , è solo grazie all'applicazione della 270 che si è potuto tenere in galera persone senza che vi fosse alcuna prova concreta a loro carico. |